Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Non sopporto i funghi. La maglietta che si attacca alla schiena dopo un po’ che guido in auto. I selfie. Ma questo riguarda la mia vita personale. Quello che invece non sopporto nel mondo del marketing sono – tra le varie cose, lo ammetto – 3 termini. Eh, lo so, amico consulente marketing, ho anche io i miei difetti. Ogni volta che li leggo o ascolto da qualche parte, beh mi sento così (ringrazio la regia per la diapositiva).

Le 3 parole che proprio non mi vanno giù sono:

– influencer
– inbound marketing
– startup.
E ora, se ne hai voglia, ti spiego brevemente perché queste 3 parole sono tra le più stupide, inutili e vuote degli ultimi tempi. Perché? Perché sono modi nuovi di chiamare cose vecchie. Ecco perché. E ora te lo (di)mostro.

Influencer. Il c’era una volta il testimonial
Ieri c’era il testimonial. Oggi c’è l’influencer. Ma cosa cambia? Cos’è cambiato? Boh, sarò limitato io ma non ci arrivo.

Gli influencer, oggi, sono persone che dovrebbero – e sottolineo dovrebbero – essere rilevanti per un certo tipo di pubblico. E la loro rilevanza fa gioco ai brand, che li assoldano per promuoversi.

E i testimonial?

Un influencer che parte per il Culonistan e viene spesato dal brand C per promuovere uno smartphone (del brand C, ovviamente), non diventa in automatico un testimonial? Usa il prodotto, lo mostra, rilascia una testimonianza digitale. È un testimonial. Che poi lo si voglia chiamare influencer perché fa figo, ok. E ci sto pure. Non sto a disquisire sul termine di per sé quanto sul carattere di originalità che gli si vuol attribuire.

Farti chiamare influencer ti fa sentire come il tizio qui sopra: super figo? Allora ok, vai.

Inbound marketing. Che differenza c’è col web marketing?
Dire web marketing è così… così… old. Così cheap. Così mainstream. Invece chiamare le solite cose con un nuovo nome è così cool. Così disruptive. così smart.

Quindi, ok, se ti fa star meglio, se ti fa sentire più “influencer” chiamare le attività di marketing digitali come Seo, Sem, content, email marketing e social con un nome diverso da “web marketing”, io ci sto. Figuriamoci.

Ma che sia chiaro che dire inbound marketing è come dire web marketing che è come dire marketing digitale.

Startup. Siamo tutti in fase di lancio
Copio da Wikipedia: “Inizialmente il termine veniva usato unicamente per startup operanti nel settore Internet o tecnologie dell’informazione. Oggi, con la crescente influenza del software, anche altri settori sono interessati dal fenomeno”.

Sai perché questa parola mi sta sulle balle? Perché mi pare che la gente si riempia la bocca con questo termine. Come se essere una startup desse accesso a una condizione agevolata. Come se si vincesse un pass.

“Ehi, amico: sai che ho aperto una startup?”
“Ma dai! Fi-ga-ta-ah. Io ho solo aperto un’agenzia. Che pirla che sono”.

Niente pass per te, amico. Niente premio speciale. Niente riconoscimenti, menzioni, articoli, trafiletti, colonne, mezze colonne, piedini, piedoni. Niente. Ma non preoccuparti, che la gente parla un sacco di startup ma nessuno dice quante ne chiudono ogni mese. Anzi, ogni giorno.

Ecco. Ora ti ho detto le 3 parole che mi stanno più sulle balle. Ora ti va di dirmi qual è il tuo trittico?

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