Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Di per sé, non c’è niente di male nel fare errori. Qualunque consulente web marketing ne ha commessi. Del resto, sbagliando si impara, no? Non fosse che il tempo che impieghi nel fare qualcosa nel modo errato è tempo buttato. E che anche le risorse investite in quelle attività sono allo stesso modo sprecate. E che mentre perderai tempo per rimettere le cose in ordine – se sarà possibile farlo – sprecherai ulteriore tempo che sarebbe potuto essere impiegato molto meglio. Per cercare nuovi clienti, per dedicare maggiore attenzione a un particolare progetto, per dedicarti a una mega barca piena di sushi e di sashimi… Ci sono tantissimi modi migliori per impiegare il proprio tempo!

É però anche vero che chi fa, sbaglia. È una verità suprema: solo chi se ne sta fermo contro un muro e non muove un passo non fa errori. C’è però un altro modo piuttosto efficace per non fare cavolate: lasciare che a sbagliare siano agli altri, per poi prendere nota e non commettere le stesse identiche stupidaggini.

Per questo, oggi, voglio elencarti alcuni dei principali errori che solitamente commettono i consulenti in erba, e che tanti, prima di te, hanno già fatto. Sei pronto a imparare dagli errori degli altri, così da evitare di sperperare il tuo tempo e i tuoi soldi?

 

1- Avere un sito web scadente

Solitamente chi si mette in proprio e inizia la carriera del consulente non ha soldi da scialacquare a destra e manca. Non dico certo che la maggior parte dei consulenti wannabe è al verde: dico piuttosto che, all’inizio di un’attività, si tende a ridurre al minimo le spese, sapendo che, almeno in un primo periodo, i clienti (probabilmente) non spunteranno come i funghi. Insomma, per prepararsi ai periodi di ‘magra’, si tende dunque a fare economia. Vuoi un consiglio? Risparmia sulle cravatte, ma non risparmiare sul sito web! L’errore che fanno in tanti, infatti, è quello di tirare la cinghia sul proprio portale, presentando così al mondo un sito web statico, noioso, lento, vuoto e non aggiornato, che magari si presenta male sui dispositivi mobili. Un portale di questo tipo non può portare clienti: prima di tutto, perché sarà relegato ben lontano dai primi risultati di ricerca di Google; in secondo luogo, perché ben pochi clienti decideranno di affidare a te la loro impresa, se vedranno come hai deciso di gestire l’aspetto comunicativo del tuo business. Ecco perché un errore da non fare è quello di creare un portale web ‘spartano’ per risparmiare: il tuo sito online è un investimento, non una spesa!

 

2- Esagerare

Qual è il tipico comportamento del consulente in erba con i suoi primissimi clienti? Ebbene, ci troviamo in un contesto in cui il lavoro è ancora piuttosto poco, in cui ogni singolo progetto, anche il più piccolo, vale tantissimo. Il risultato è che il consulente tende a strafare. Non mi riferisco certo alla qualità del lavoro: quella deve essere sempre al massimo possibile, a inizio carriera come all’approssimarsi della pensione. No, il baby-consulente ha la pessima abitudine di prostrarsi completamente di fronte al cliente. Questo significa rispondere alle email 2 secondi dopo averle ricevute, il giovedì mattina, il sabato sera e il giorno di Pasqua, tenendo lo smartphone con una mano e la fetta di pastiera dall’altra. E ancora, il neo-consulente tende a fare più del preventivato, facendo questa e quell’altra cosetta in più di quanto promesso, ovviamente gratuitamente.

Fin qui, niente di male. Qualcosa di fastidioso, sì, ma niente di terribile. Il problema è che, nel momento in cui i clienti si abituano a un certo trattamento, lo pretendono per sempre. Ma un consulente, ovviamente, non può comportarsi in questo modo in eterno: in poco tempo entreranno altri clienti, altri progetti, e il tempo da dedicare alla propria vita privata inizierà a essere davvero troppo poco per permettersi di rispondere a una chiamata di un cliente nel momento stesso in cui si sta per entrare al cinema. Vuoi essere un consulente felice tra 6 mesi, tra 3 anni o tra una decade? Inizia col porre dei paletti sulla tua disponibilità!

 

3- Calcolare male tempi e costi

L’entusiasmo, l’inesperienza, la fretta, la stupidità. Tutte queste cose contraddistinguono il consulente junior. Tra le conseguenze dirette di questi aspetti vi è il fatto che, molto spesso, i preventivi vengono fatti male, a svantaggio – ovviamente – del consulente stesso. Preventivare i costi e i tempi per un progetto, all’inizio della carriera, non è affatto facile. Non dico che si sbagliano i conti, no. Dico piuttosto che si tende a sottostimare il tempo da dedicare a una certa attività, che non si prevede quanti interventi serviranno per raggiungere quel determinato obiettivo, e che persino ci si dimentica del tutto di inserire determinate attività che, di conseguenza, dovranno essere fatte gratuitamente, con l’amaro in bocca. Per evitare questi errori è necessario cancellare ogni fretta e ogni distrazione quando si lavora a un preventivo, usando a questo proposito uno schema che andrai arricchendo di volta in volta, così da elaborare delle stime sempre più scientifiche.

 

4- Smettere di fare networking

Cosa fa un neofita del mondo consulting poco prima di mettersi in proprio e subito dopo? Te lo dico io: chiacchiera, scrive, interviene, chiede, chiama, beve parecchi caffè, scambia biglietti da visita, legge, condivide… insomma, fa tanto, tantissimo networking. E così deve essere. Questa attività, per certi versi molto piacevole, è però alla lunga parecchio stancante, e pure dispendiosa in termini di tempo. Non ci si deve dunque stupire se, con l’ingrossarsi delle fila dei clienti, il giovin consulente dedica via via meno tempo al networking, per poi troncare del tutto l’attività. E questo è un errore, perché prima o poi la maggior parte dei progetti arriva a termine, e ci si trova d’un colpo sotto-occupati, e quindi sotto-pagati. In una parola, preoccupati. Vuoi ridurre al minimo l’ansia del primo periodo di attività? Una buona panacea è continuare a fare networking. Fai girare la parola, e gli spazi vuoti saranno via via sempre più piccoli, fino a non esistere più. Le preoccupazioni… beh, ci saranno lo stesso, ma per altre cose!

 

5- Pensare di sapere già tutto

L’apprendista consulente, diciamolo, è un filino arrogante. Da un certo punto di vista, è la stessa professione che spinge in questa direzione, ma il bravo consulente è quello che sa controllare questo effetto collaterale. Agli inizi, però, tenere a bada la superbia non è sempre facile. Ecco dunque che il novizio, dopo i primi progetti conclusi bene, finisce spesso per autoconvincersi di sapere tutto, di essere pronto a qualsiasi cosa, e di non aver più bisogno di studiare, di aggiornarsi e di confrontarsi. Ecco, nel momento immediatamente successivo, tradizionalmente, si riceve una mazzata clamorosa, che è il modo che ha l’universo per dirti che no, di strada da fare ne hai ancora tanta, e che hai ancora parecchio da imparare. Perché il consulente non deve mai sentirsi arrivato: lato cliente e lato business, c’è infatti sempre qualcosa da imparare per crescere sempre di più e ridurre al minimo gli errori!

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