Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Lo so, lo so. Lì fuori ci sono tante persone che odiano il marketing. E penso soprattutto a chi, proprio a causa dell’odio più o meno irrazionale provato nei confronti del marketing, rischia di mettere a repentaglio la propria felicità professionale. Penso quindi ai piccoli imprenditori, ai freelance, ai consulenti, e sì, persino ai consulenti di web marketing. Proprio così, ci sono persino dei consulenti di marketing che, pur offrendo per 40, 50, 60 ore alla settimana le proprie competenze in fatto di marketing ai propri clienti, odiano usare le medesime competenze e tecniche per promuovere sé stessi e la propria attività.

Non si direbbe, certo. Eppure sì, ci sono un sacco di consulenti di web marketing, di social media manager, di professionisti della comunicazione e via dicendo che hanno grandi difficoltà a fare per sé stessi quello che fanno quotidianamente per i rispettivi clienti. Il risultato è che tutti questi professionisti restano nell’ombra, muovendosi nel sottobosco, senza grandi possibilità di crescere, lavorando grazie a un discreto e spontaneo passaparola che però non si potrà mai spingere oltre un certo limite, e che anzi da un giorno all’altro potrebbe scomparire del tutto. 

Per quale motivo queste persone odiano il marketing, mettendo di conseguenza a repentaglio la loro stessa attività professionale? Perché non vogliono promuovere sé stesse? I motivi sono tanti: vediamo quali sono i più comuni.

 

1. Qualcuno odia il marketing perché ha paura di quello che la gente potrebbe pensare.

Qui penso a tutte quelle persone che non sono per nulla abituate a mettersi in qualche modo in mostra. Le persone che nelle foto di gruppo se ne stanno in seconda fila, che non sono presenti sui social network (o che se sono presenti lo sono in modo del tutto passivo), che oltre i limiti protetti del proprio cerchio di amicizie e di conoscenze preferiscono darsi all’anonimato. Ecco che allora non stupisce il fatto che, di fronte a una possibile strategia di marketing per promuovere la propria figura, quel professionista si trovi a temere il giudizio del pubblico. 

Ma cosa mai potranno pensare “gli altri”, se non che il tal professionista sta cercando di far crescere la propria attività?

 

2. Qualcuno odia il marketing perché odia i marketers (quelli odiosi) e chi usa tecniche spregiudicate, fastidiose (e inefficaci) di promozione.

I social media ne sono assolutamente pieni. Parlo di quei fenomeni che, senza avere nessuna reale base teorica, si buttano a pancia nel mondo del digital marketing, promuovendo la propria figura a destra e a manca. Il peggio è che, talvolta, questi personaggi possono contare su un buon budget per la promozione, che viene puntualmente speso in una serie di campagne sponsorizzate che rimbalzano per mesi e mesi sulle piattaforme, scatenando risate isteriche o rash cutanei a gran parte del pubblico che si ritrova a imbattersi nei loro messaggi promozionali. Ecco, molte persone associano il marketing a questi babbei, finendo quasi inevitabilmente per odiare anche solo l’idea di promuovere il proprio brand.

 

3. In molti odiano il marketing perché le attività di marketing, offline e online, costano.

Sì, il marketing costa. Costa tempo, costa denaro e costa fatica. Ci sono attività e strumenti di marketing più economici, e ce ne sono altri invece che costano parecchio. Chi non riesce a capire il marketing e le sue potenzialità, dunque, si trova non di rado a guardare attonito i costi di queste attività, senza pensare che il buon marketing è un ottimo investimento. Si spende tot per avere tot+1, tot+2, tot*2 e via dicendo.

 

4. Ci sono professionisti che odiano il marketing perché temono che le persone possano scoprire le loro lacune.

Della sindrome dell’impostore abbiamo già parlato qualche mese fa. Il concetto di fondo è semplice: molti professionisti, a un certo punto, finiscono per avere paura di non meritarsi il successo, di non essere all’altezza dell’immagine che il pubblico potrebbe avere di loro. Ecco dunque che freelance, consulenti e imprenditori finiscono per rinunciare totalmente alla possibilità di promuovere la propria figura per il timore che il pubblico scopra l’inganno (anche quando questo non esiste affatto).

 

5. E ancora, ci sono degli imprenditori che odiano il marketing perché non funziona.

Non si contano i piccoli imprenditori che, al solo sentire la parola marketing, iniziano a rinvangare rabbiosamente esperienze passate tutt’altro che soddisfacenti. Parlo di professionisti che, dopo aver lanciato un sito web, non vedono i risultati sperati, o di consulenti che, dopo aver provato a promuovere la propria attività su Facebook, cessano del tutto di usare i social media. E questi ragionamenti possono essere ripetuti per le brochure, per le newsletter, per i blog e via dicendo. Il problema è che spesso il sito web, magari fatto dal “cugino” e non da professionisti seri, non ha i presupposti per aiutare il professionista, e non viene aggiornato. Allo stesso modo, la gestione della pagina Facebook non viene gestita in modo efficace, e via dicendo. Ma quante persone, senza aver mai usato una bicicletta, potrebbero affermare dopo 30 secondi (e quattro cadute) che quello è un ottimo modo per spostarsi? Ogni strumento, per quanto efficace, deve essere utilizzato nel modo giusto – e per il tempo necessario – prima di funzionare!

Le persone che odiano il marketing per questi motivi dovrebbero dare un’altra possibilità a questo complesso di tecniche e di strumenti per promuovere il proprio brand e la propria attività. Chi teme i costi deve pensare alle entrate prodotte da una buona campagna di marketing, chi ha paura di infastidire le persone deve mettersi in testa che le proprie attività promozionali non devono essere per forza fastidiose per essere efficaci. Anzi, al contrario: la campagna di marketing perfetta è quella prevede di offrire del valore al pubblico. E chi odia il marketing perché non vuole esporsi in primo piano?

Ebbene, in questo caso è necessario capire che la sfera professionale e quella personale sono e devono restare distinte. Lo studio di architettura Mario Rossi non si metterà al lavoro per promuovere l’amico Mario, il padre di famiglia Mario Rossi oppure l’ottimo preparatore di pasta al tonno Mario Rossi. No, andrà a promuovere l’architetto Mario Rossi. La differenza è sottile, ma non può essere trascurata. E per i consulenti di marketing, voglio dire un’altra cosa ancora: il marketing è quello che facciamo, non quello che siamo. E lo dobbiamo fare, e fare nel migliore dei modi, per i nostri clienti come per noi!

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