Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Il consulente è quella persona che, potendo vantare una grande competenza in un dato campo o in una data materia, si mette al servizio dei propri clienti consigliandoli e assistendoli al meglio. Il consulente – il consulente web marketing, quello finanziario, quello IT e via dicendo – deve essere quindi preparato, esperto e aggiornato. E deve essere un buon comunicatore, deve avere carisma, deve essere puntuale e via dicendo. Insomma, il consulente è chiamato a essere tante cose: si tratta di una guida, e quindi, per molti versi, deve essere inappuntabile. Che razza di guida potrebbe essere altrimenti?

Il problema è che, come ho avuto modo di scoprire negli ultimi anni nei miei corsi dedicati proprio ai consulenti, molto spesso nel mondo della consulenza si tende a esagerare l’inappuntabilità di questa figura professionale, con dei professionisti che arrivano talvolta a essere bloccati dal loro stesso perfezionismo esagerato. Proprio così: lì fuori ci sono un sacco di consulenti fin troppo perfezionisti che, per questo modo di agire, rischiano di mettersi da soli i bastoni tra le ruote, nonché di vivere male la propria professione.

Ma chi è il consulente perfezionista? Ebbene, non esiste un modello unico. Ci sono però dei comportamenti tipici. É perfezionista quel consulente che non pubblica nuovi post sul blog non tanto per mancanza di tempo, quanto invece perché il post in lavorazione non è mai “abbastanza buono” per essere pubblicato, e lo stesso discorso può essere fatto per podcast o per libri. È tale quel consulente che, per essere certo di essere in orario, finisce per essere sempre dannatamente in anticipo agli incontri con i clienti, impiegando magari il doppio del tempo per preparare una presentazione. É fin troppo perfezionista il consulente che non ha rinnovato il proprio sito web perché non ha ancora trovato il colore perfetto per il proprio personal branding, e probabilmente non lo troverà mai, ed è da considerarsi tale anche il consulente che non delega mai nessun lavoro a eventuali collaboratori, per il semplice fatto che non sopporta l’idea che quelle attività non vengano fatte effettivamente come le farebbe lui. É troppo perfezionista quel consulente che arriva ad annullare un incontro perché i nuovi biglietti da visita hanno un piccolo errore nella stampa, e quindi devono essere rifatti.

Di esempi di questo tipo ce ne sarebbero moltissimi. E se è vero che, come anticipato, ci sono tanti consulenti perfezionisti, è vero anche che è indispensabile capire quando il perfezionismo sfiora il limite del patologico. Certo, esiste una buona dose di perfezionismo funzionale, che ci aiuta a lavorare nel migliore dei modi, che ci permette di fare sempre quel passo in più verso il risultato più alto, e via dicendo. Ma esiste anche quello patologico, quello che è talmente forte che, anziché farci crescere e farci lavorare al meglio, arriva a bloccarci, nell’incapacità di soddisfare i nostri stessi altissimi standard. In questi casi il perfezionismo si traduce in insicurezza, in ansia, se non in veri e propri blocchi. Ecco, possiamo dire, semplificando al massimo, che, il perfezionismo diventa patologico quando va a compromettere il nostro rendimento: in quel momento diventa una patologia, qualcosa da curare.

Ecco, io non dico che tutti i consulenti perfezionisti debbano rivolgersi a uno psicoterapeuta. Molto probabilmente, male non farebbe. I consulenti che ho in mente io, però, non sono patologici, non sono delle persone che la domenica tagliano l’erba del giardino armati di forbicetta e righello: sono “solo” frenati dal proprio perfezionismo, che li rallenta e li porta a essere meno incisivi, quando invece avrebbero tutte le potenzialità necessarie per lavorare in modo efficace, rapido e redditizio.

Questi consulenti non devono eliminare il perfezionismo dalle loro vite professionali: devono solo ridimensionarlo, così da farlo diventare una spinta, e non un freno causato dalla propria paura di fallire, o di non rispettare i propri standard disumani. Così facendo si può diventare dei consulenti migliori.

Per prima cosa, è bene andare a ripassare quelli che sono i propri punti di forza e i propri punti deboli. É una cosa che un consulente – e non solo lui – dovrebbe fare con impegno anche a prescindere da questo discorso, per andare a delineare in modo efficace la propria attività, il proprio focus professionale e il proprio personal brand. Nel momento in cui si avranno ben in testa i propri punti forti e le proprie debolezze sarà più facile calibrare il tiro, sapendo già in partenza quali sono le cose che si possono fare e quelle che, invece, non sono nelle proprie corde.

Bisogna poi pensare al fatto che, come dicevano i nostri nonni, la perfezione non esiste. Anzi, in realtà esiste, ma non come la pensiamo noi: qualcosa di perfetto non è per forza qualcosa di inattaccabile, di strepitoso da tutti i punti di vista. No, è qualcosa di fatto, qualcosa di portato a termine: andando a guardare l’etimologia di “perfetto” si arriva al latino “perficiere”, ovvero completare, con “perfectus” a indicare qualcosa di fatto, di compiuto. Nel momento in cui un lavoro è portato a termine nel modo corretto, insomma, è da considerarsi perfetto. Miri alla perfezione? Allora fai il tuo lavoro come va fatto!

Per ridimensionare il proprio perfezionismo è poi necessario smetterla di compararsi agli altri: a livello nazionale o internazionale, infatti, ci saranno sempre dei consulenti che, in quella o in quell’altra attività, sono riconosciuti come migliori. Continuare a comparare te stesso agli altri, però, non ti aiuterà a migliorare: devi invece pensare all’intero percorso che quei professionisti hanno affrontato per arrivare lì dove sono oggi, così da avere lo stimolo giusto per fare altrettanto, investendo parte del tuo tempo per migliorare le tue skills in modo costante.

E poi? E poi per sconfiggere il perfezionismo eccessivo è necessario guardare alla propria attività come a un percorso da affrontare giorno dopo giorno, come un’avventura che, inevitabilmente, non può che essere condita qui e lì da piccoli errori. L’importante è commetterli solo una volta!

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