Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Ci sono davvero tante persone che, negli ultimi tempi, mi hanno domandato come e cosa fare per diventare consulente marketing. Ecco, ora non so dire per quale motivo, ultimamente, ci sia una tale voglia di buttarsi nel mondo della consulenza strategica marketing, come se questo fosse il lavoro più bello del mondo (per certi aspetti, a mio avviso, lo è davvero). In ogni caso, voglio dare una bella risposta articolata ed esaustiva a tutti questi personaggi che, vedendo quanto io mi diverto a fare il mio lavoro, si domandano ormai da parecchio tempo come affrontare il passaggio da dipendente a consulente senza troppi scossoni, e senza pregiudicare fin da subito il futuro della propria attività. Prima di andare a vedere nel concreto le strade da seguire per compiere questo cruciale step, voglio però accertarmi che chi si mette su questa strada abbia davvero le carte in regola per percorrerla fino in fondo.

Non tutti, infatti, possono diventare consulenti, così come non tutti possono diventare chef, astrofisici, stilisti o broker: ci vuole passione, ci vogliono competenze e ci vuole attitudine.

Un buon consulente deve essere un esperto nel suo campo, ma questo non è certo sufficiente. È necessario essere in grado di mettere a frutto tutte quelle conoscenze e tutte quelle esperienze, ascoltando davvero i bisogni dei clienti e facendo propri i loro obiettivi. Il focus del consulente, dunque, deve essere sempre e comunque sulle esigenze delle aziende clienti: solo in questo modo, tra l’altro, un professionista di questo settore può vedere le opportunità di successo molto, molto prima del cliente stesso.

Prima di muoverti e fare il grande passo, dunque, dovresti domandarti se hai dalla tua parte i tre capitali fondamentali, ovvero passione, competenze e attitudine. Ce li hai? Bene, allora puoi effettivamente iniziare a pensare a quali saranno le tue attività chiave, e quindi quali saranno i valori che potrai offrire ai tuoi clienti. Una volta entrato in questo mindset, beh, non ti resterà che impostare nel migliore dei modi la tua transizione da dipendente a consulente, prendere il coraggio in mano e metterla in campo, una volta per tutte.

Come gestire la transizione da dipendente a consulente?

Dunque, tu, ora, sei un dipendente. Hai un ampio bagaglio di competenze, ti muovi bene, sei apprezzato, e vorresti fare di più. Lavori 40 ore alla settimana, ad orari abbastanza fissi, ma hai un piccolo sogno nel cassetto, ovvero quello di creare un tuo business personale, avviando un’attività di consulenza.

Ti sei già fatto un bell’esame di autocoscienza e hai capito che sì, puoi davvero farcela: hai tutto quello che ti serve per diventare un consulente di tutto rispetto. E allora che fai? Vai dal tuo datore di lavoro e ti licenzi, così, di punto in bianco? Ebbene, potresti persino farlo. Se sei una persona estremamente sicura di sé, se non hai persone che dipendono economicamente dalle tue entrate, se hai un bel conto in banca su cui fare affidamento… sì, in questi casi potresti dare un bel taglio netto. Però, a mio avviso, ci sono dei percorsi più saggi da seguire.

Potresti andarci con i piedi di piombo. Il che non vuol certo dire continuare a posticipare il grande passo, per poi arrivare alla pensione – tra venti, trenta o quarant’anni – con la netta sensazione di aver perso il momento giusto. No, vuol dire che potresti organizzare una transizione lenta: potresti avviare la tua attività di consulenza seguendo uno o due piccoli progetti, senza lasciare il tuo posto da dipendente. Questo, ovviamente, vorrebbe dire avere un carico maggiore di lavoro per alcuni mesi, forse per un anno. I più fortunati potrebbero persino riuscire a trasformare il proprio contratto da dipendente in un part-time, così da poter dedicare parecchie ore alla settimana alla propria attività nascente, senza perdere un’entrata economia sicura e fissa. In questo modo, la transizione può essere lenta, ragionata e sicura, fino al momento in cui – potendo contare sulla solidità del proprio nuovo business – si potrà lasciare definitivamente il vecchio lavoro da dipendente.

Ma ehi, queste due non sono le uniche opzioni possibili. No, ce n’è una terza che, di fatto, riunisce i vantaggi delle prime due opzioni offerte. Non riesci a immaginare dove sto andando a parare? Beh, te lo dico subito: perché non dovresti domandare al tuo datore di lavoro di trasformare il tuo contratto da dipendente in una consulenza? Aspetta, non dire subito di no, non dire che è impossibile: inizia a ragionare come un libero professionista, e vedrai che i principali ostacoli che ti si presentano inespugnabili cadranno immediatamente!

Tutto quello che devi fare è fissare un appuntamento con il tuo attuale datore di lavoro e, in tutta onestà e trasparenza, spiegargli il tuo progetto. Gli dovrai dunque dire che vuoi avviare la tua attività di consulenza, e che però, al tempo stesso, desideri continuare a collaborare con l’azienda, della quale condividi obiettivi e valori. Al datore di lavoro, dunque, si presenterà un bivio: da una parte, con un rifiuto, si troverà a dover far a meno delle tue competenze; dall’altra, dicendoti di sì, potrà continuare a contare sul tuo aiuto. Impossibile sapere a priori quale sarà la sua risposta, ma le probabilità di portare a casa una risposta affermativa saranno maggiori tanto più tu risulterai indispensabile per la sua azienda.

Ecco, queste sono le tre opzioni che puoi seguire: analizza la tua posizione, e scegli quale strada può portare più successo alla tua attività di consulenza. In tutti i casi, però, ti consiglio di non sprecare tutte le relazioni che hai costruito durante i tuoi anni da dipendente. Mi riferisco ai colleghi, agli ex collaboratori, ai partner, ai fornitori, ai clienti e via dicendo. Vuoi avviare una tua attività? Ebbene, nel pieno rispetto degli eventuali accordi di non divulgazione e di non concorrenza, non puoi assolutamente dimenticarti di fare leva su tutti questi contatti. Avvisali della tua piccola rivoluzione professionale, spiega loro quale sarà la tua attività e quali sono le tue competenze, sottolineando quanto ti piacerebbe tornare a collaborare con loro: in questo modo tutti questi potenziali clienti sapranno che, in caso di bisogno, potranno contare sulla tua professionalità in veste di consulente.

Bene, ora sai quali opzioni ti trovi davanti per passare con successo dal tuo ruolo di dipendente a quello di consulente: a te l’ardua scelta!

Share This