Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Alia J. Cruma , Modupe Akinola , Ashley Martin e Sean Fath. Ecco, questi nomi probabilmente non ti diranno nulla, a meno che tu non sia particolarmente interessato ai nuovi studi in campo psicologico. Questi sono infatti 4 ricercatori di psicologia, della Stanford University, della Columbia University e della Duke University, che hanno realizzato uno studio estremamente interessante per capire quanto il nostro mindset possa influenzare le nostre azioni e le nostre performance. Per tua comodità, lo studio lo trovi qui.

Cosa hanno combinato questi 4 studiosi? Tutto parte dalla divisione di un grande gruppo di lavoratori in due piccoli gruppi. Il primo gruppo ha partecipato alla visione di una serie di filmati che, uno dopo l’altro, dimostravano quanto lo stress potesse essere debilitante. Il secondo gruppo, al contrario, ha visionato dei filmati che dimostravano l’opposto, mostrando quindi quanto lo stress potesse in realtà essere positivo, aumentando le performance degli individui.

Quali conseguenze ha avuto la visione dei differenti filmati sulla vita di queste persone? Gli studiosi hanno monitorato tutti i partecipanti per le settimane immediatamente successive. Si è così scoperto che le persone appartenenti al primo gruppo, che avevano quindi visto i filmati che spiegavano la dannosità dello stress, erano andate incontro a performance minori, oltre che a un minor livello di impegno e a una più alta pressione sanguigna. E il secondo gruppo, che aveva visto dei filmati completamente opposti? Ebbene, esattamente il contrario: performance alte, impegno pure, pressione sanguigna bassa.

Ti ho voluto parlare di questo studio per dimostrare quanto il nostro pensiero possa influenzare il nostro modo di agire in modo inconsapevole e automatico. Il solo fatto di pensare allo stress come a una cosa positiva ci porta infatti a comportarci come se questa cosa fosse vera.

Ecco, questa è, ovviamente, un’estremizzazione. Non è che, se ci convincessimo fortemente di poter volare, riusciremmo a spiccare il volo roteando i mignoli sopra alla nostra testa.

Resta però il fatto che la nostra mente è portentosa: cambiando il nostro mindset possiamo trasformare in modo concreto il nostro futuro. In meglio, ovviamente.

Ma cos’è il mindset? Se non hai ancora letto il mio libro Digital Mindset – scritto molto prima di tutti gli altri libri italiani sull’argomento – te lo riassumerò molto, molto brevemente. Il mindset è il nostro modo di pensare, il nostro approccio mentale, rappresenta la lente attraverso la quale guardiamo al mondo. Il mindset è tutto fuorché statico e uguale nel tempo: cambia in base alle nostre credenze, ai condizionamenti che ci facciamo, alle nostre insicurezze, a quello che ci accade e a quello che impariamo. Insomma, il mindset è una cosa complessa e dinamica. E sta proprio qui il bello: possiamo decidere di impegnarci per cambiare il nostro mindset!

Perché? Semplice: perché avere un buon mindset, uno orientato alla crescita, è fondamentale, per tutti. Per chi vuole migliorare la propria carriera professionale, per chi vuole sviluppare il proprio business, e via dicendo. Certo, migliorare il proprio approccio mentale non è immediato, ma non è nemmeno particolarmente difficile, pur sapendo che non esiste un mindset definitivo: anche su questo aspetto, come in molti altri, c’è sempre da lavorare.

Ma cosa vuol dire, nel concreto, migliorare il proprio mindset? Ebbene, per capire come muoversi può essere utile schematizzare, tentando di semplificare un po’ le cose. Per farlo diremo quindi che c’è un mindset cattivo e un mindset buono, così come nelle favole che ci raccontavano quando eravamo piccini, per facilitarci la vita, ci dicevano che da una parte c’erano i cattivi, dall’altra i buoni, senza scale di grigio intermedie. Noi dobbiamo abbandonare il mindset cattivo, quello che ci porta a lavorare faticosamente senza crescere, e avvicinarci sempre di più a quello buono, che ci aiuta a lavorare bene e a sviluppare il nostro business.

Ecco, ora possiamo guardare la questione un po’ più da vicino: quando un mindset è cattivo? Non ha un nasone da strega, né le zampe caprine, né un lungo mantello nero. Sappiamo che un approccio mentale è cattivo quando non ci permette di fare le cose al meglio. É tale un mindset fisso, statico, arroccato su delle vecchie credenze, su degli stereotipi sbagliati. Al contrario, un buon approccio mentale è pronto a svilupparsi, a cambiare: per questo quando si parla di mindset per il successo si parla in realtà di mindset di crescita.

È fondamentale convincersi che il cambiamento è il primo passo per crescere, laddove invece è impossibile migliorare restando perfettamente uguali.

E ancora: un mindset che permette la crescita è un mindset aperto, che si rende quindi disponibile a valutare e a considerare altre idee. Nel momento in cui siamo convinti di avere già tutte le verità del mondo, invece, il nostro mindset è al contrario chiuso, e non è quindi suscettibile al miglioramento. E questo è, mi duole dirlo, un aspetto molto comune tra i consulenti: nella qualità di “esperti” nel proprio campo di competenze si sentono spesso “completi”, chiudendosi in sé stessi. Inutile dire che è un grosso errore!

Il mindset è anche una questione di obiettivi. Inconsciamente, infatti, possiamo essere proiettati non tanto verso la crescita, quanto invece verso la non perdita. E quando si sta attenti a non perdere, di fatto, si mira a restare fermi, immobili, senza fare nessun movimento. Quello che dovremmo fare, invece, è avere non un mindset preventivo, quanto invece un mindest proattivo, che guarda dritto alla crescita, senza troppi timori, senza paure.

Fidati: lavorare sul proprio mindset è un’attività che ripaga, sempre. E può farlo anche in modo grandioso. Pensa, per esempio, a uno dei casi che hanno fatto scuola negli ultimi anni, ovvero al caso di Microsoft. Fino a qualche anno fa, il mindset principale che regnava in casa Microsoft era “We know what’s best for our customers”. Per anni questa enorme azienda è rimasta fissa intorno a questo credo, a questa filosofia: noi sappiamo tutto, punto. Non si può certo dire che questo sia un mindset aperto e dinamico. E i risultati, alla lunga, si sono visti! A partire da un certo punto, però, il trend è cambiato, anche e soprattutto grazie al cambio di rotta impostato da Satya Nadella, CEO di Microsoft a partire dal 2014. Lui ha capito che il vecchio mindset di Microsoft non poteva portare – non più – alla crescita del brand. Ecco allora che Microsoft ha iniziato a cambiare mindset, ad ascoltare i propri clienti, a smantellare alcune delle vecchie credenze interne. Passando da un mindset chiuso e statico a un mindset aperto e di crescita Microsoft ha saputo migliorarsi, con un progresso pressoché continuo tra il 2015 e il 2020.

E se persino Microsoft ha saputo cambiare il proprio mindset, puoi farlo certamente anche tu!

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