Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Torniamo a parlare brevemente – ma neanche troppo – di soft skills. Meglio: delle soft skills del consulente web marketing. Perché voglio tornare sull’argomento? Forse perché, restando confinato a casa a causa dell’epidemia Coronavirus, non ho nient’altro da fare. O forse perché sono foraggiato dai poteri forti, che mi chiedono di spingere al massimo sul tasto soft skills, per chissà quale piano strategico di cui, ahimè, non ho avuto tutti i dettagli. O forse perché le soft skills sono molto, molto importanti, e vale quindi la pena dedicarci ancora un po’ di tempo.

Lascio decidere a te il perché. Ma ti do un suggerimento: sono pienamente convinto che, in moltissimi casi, io sia stato scelto dai miei clienti proprio per le mie soft skills. Certo, ho una barba che nemmeno dopo dieci quarantene di fila i miei competitors potrebbero arrivare ad avere, e sì, ho delle solidissime hard skills nel campo del marketing offline e online, e sì, ho un signor gusto in fatto di orologi gialli da polso. Sono tutti fattori importantissimi per i miei clienti, soprattutto la barba, ma sono comunque certo che molto spesso a fare la differenza siano proprio le mie soft skills, le quali, non a caso, sono parte integrante del mio personal branding.

Cercherò di spiegarlo ancora più chiaramente, usando però un numero ancora minore di parole: le mie più importanti soft skills sono valorizzate al massimo dalla mia strategia di personal branding. L’ho fatto io e, a mio avviso, dovrebbero farlo tutti i consulenti che intendono crescere, e quindi mirare a clienti più grossi e a progetti più interessanti.

Come fare? In realtà, non è difficile: è necessario però capire il meccanismo di base. Molto probabilmente sei già abbastanza ferrato in fatto di personal branding: forse ne hai sentito parlare qui e lì, o forse hai letto i miei post, ascoltato i miei podcast o sfogliato i miei libri sull’argomento. In ogni caso, mi preme sottolineare il fatto che, alla base di un personal brand potente, c’è l’individuazione attenta e precisa dei propri punti deboli, come anche dei propri punti di forza.

Capire quali sono i punti di forza ci aiuta infatti a evidenziare quelli che sono gli aspetti che dovranno essere sottolineati nella costruzione del brand, e che quindi ci aiuteranno a costruire quell’immagine unica, originale ed efficace da presentare al pubblico di riferimento. Sì, i più scaltri – o i meno distratti – avranno già capito dove voglio andare a parare: conoscere le proprie soft skill significa avere dell’ottimo materiale di costruzione per il proprio personal brand.

Ma quali sono le soft skills sulle quali un consulente – e specialmente un consulente di marketing – dovrebbe puntare? Te le elencherò tra poco, tra pochissimo. Prima però voglio ricordare a tutti che le soft skills non si acquisiscono nello stesso modo in cui si possono imparare le hard skills. Insomma, con un po’ di impegno si può imparare il tedesco, a programmare in Java, a guidare un camion 4 assi e a fare il sushi in casa. Ma non si può imparare da zero a essere un leader, oppure a essere flessibile. Certo, le soft skills si possono migliorare, ma non si può passare dall’essere la persona più insofferente del quartiere all’essere la più paziente: non è un caso se si dice che le soft skills sono in buona parte innate.

Sai cosa significa tutto questo? Che non tutti possono essere dei buoni consulenti, perché non tutti presentano le basilari soft skills necessarie. Ma significa anche che, non essendo studiate e apprese con corsi appositi, potresti avere delle soft skills molto importanti senza averci mai fatto caso. Qui sotto, dunque, ti presenterò quelle che, a mio avviso, sono le soft skills più importanti per un consulente: spetterà a te poi capire quali ti sono proprie, così da sapere su quali punti di forza costruire il tuo brand personale.

Poco più di un anno fa avevo già presentato quelle che, secondo me, sono le 6 soft skills più importanti per un consulente di web marketing. Prima di tutte le altre avevo messo una soft skill molto spesso trascurata, ovvero la pazienza, perché con i clienti, soprattutto con certi clienti, ce ne vuole palate. E, come dissi allora, o ce l’hai o non ce l’hai. Poi avevo ricordato il carisma, per ispirare l’attenzione e la di fiducia degli altri. Terza soft skills da non sottovalutare è il pensiero critico, quarta la puntualità – vedi che si torna al mio orologio da polso? – quinta la comunicazione efficace, perché il consulente dev’essere un grande comunicatore (con le orecchie ben aperte, ovviamente). Infine, avevo sottolineato un’altra soft skills, ovvero la competitività, perché esistono cento, mille consulenti di marketing pronti a conquistare tutti i progetti e i clienti che desideri.

Ecco, se vuoi essere un consulente di marketing di successo, devi sicuramente avere tutte – o quasi – queste competenze trasversali. Quelli che senti come più spiccate devi inoltre metterle in mostra attraverso il tuo personal brand. Se fosse così, però, le soft skills potrebbero aiutarti bene poco nel differenziarti dagli altri consulenti: se tutti devono averle, questo significa che quasi tutti i tuoi concorrenti le avranno, mandando in malora il tuo supposto vantaggio competitivo.

Ma mica ho detto che quelle sono le uniche soft skills che contano per un consulente! Ho detto piuttosto che sono le più importanti. Ce ne sono però altre, sulle quali potrai – dovrai – puntare per costruire un personal brand davvero efficace. Un buon consulente, per esempio, dovrebbe essere in grado di fare gioco di squadra. Spesso ci si trova infatti a dover “giocare” con parecchie persone all’interno di un progetto, con i team che crescono insieme all’aumentare dell’importanza del lavoro. Ti senti un buon team player? Allora sottolinealo nella costruzione del tuo personal brand, e quindi nei tuoi contenuti, nelle tue immagini e nel tuo comportamento.

Un consulente di marketing dovrebbe avere buone doti sul fronte problem solving. Sì, lo so, questa soft skills è forse un po’ abusata: praticamente tutti barrano questa casella nel momento in cui è necessario elencare le proprie competenze trasversali, partendo dal presupposto – fallace – che queste parole possono voler dire tutto o niente. Ma il consulente è quello che viene chiamato in causa quando esiste un problema che l’azienda non è in grado di risolvere da sola. Ergo, se un consulente non è per nulla un buon problem solver, farà una figura magra.

Il consulente deve essere un lavoratore flessibile. É un po’ quello che ormai tutte le aziende domandano ai candidati in sede di colloquio di lavoro: flessibilità. Ecco, il consulente deve esserlo di più, pur senza esagerare. L’orario di reperibilità deve per forza di cose allargarsi sensibilmente, bisogna essere disposti a spostarsi spesso, ad affrontare giornate lavorative ben più lunghe delle canoniche 8 ore e via dicendo.

E poi? E poi devi essere tu a individuare le altre soft skills che ti rendono unico e “preferibile”. Forse sprizzi creatività da tutti i pori, forse sei un decision maker senza eguali, o magari impari incredibilmente in fretta, in modo da poter dare il meglio del meglio in qualsiasi settore. Spendi qualche ora per capire quali sono le tue più importanti e spiccate competenze trasversali, e affina il tuo brand personale: in questo modo, sarà più facile attirare i clienti che stanno cercando un consulente con le tue capacità!

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