Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Mai sentirsi arrivati. Mai pensare di sapere tutto il necessario. Mai, insomma, tirare i remi in barca. Vuoi essere un consulente web marketing di successo? Vuoi essere certo di offrire sempre la migliore delle consulenze ai tuoi clienti, così da tenerteli stretti e da richiamarne altri, preferibilmente ancora più importanti? Allora non dovresti mai smettere di studiare, e quindi di formarti. E questo perché nessun consulente marketing si può effettivamente dire perfetto: c’è sempre qualcosina che può essere migliorata, così da lavorare meglio, essere più soddisfatti e sì, veder crescere le proprie entrate.

Non è un caso se, all’interno delle aziende, si assegna una sempre maggiore attenzione – e quindi un crescente numero di risorse – alla formazione dei dipendenti, di qualunque livello. Le figure junior vengono formate per imparare il mestiere, mentre i profili senior vengono continuamente aggiornati per stare al passo con le nuove tecnologie, con le nuove tecniche e con le nuove normative. Gli stessi Millennials, nel scegliere tra un’azienda e l’altra, tendono a prediligere quella che assicurerà loro un percorso lineare di formazione, per essere certi di poter crescere di continuo. Oggigiorno, a livello aziendale, si riconosce quindi una grandissima importanza alla formazione continua.

E perché mai tu, consulente, dovresti fare diversamente? Perché tu, tu che sei chiamato a guidare per mano le aziende, non dovresti ritagliare regolarmente del tempo per occuparti della tua formazione? 

Ti ho fatto una domanda precisa, e sarei curioso di conoscere la tua risposta. Ma in realtà conosco già quale potrebbe essere. Dopo anni passati a fare il consulente dei consulenti di web marketing, e quindi a offrire la mia esperienza e i miei studi a beneficio di altri consulenti, so benissimo perché un consulente decide di partecipare a un corso di formazione e perché un altro, invece, decide di non partecipare a alcun corso. In linea di massima, il rifiuto di formarsi ulteriormente deriva da una paura piuttosto diffusa, che però, se non viene controllata, rischia di minare il successo di un professionista. 

Ma di quale paura sto parlando? Semplice: ci sono dei consulenti che evitano di formarsi per timore che i loro clienti, venuti a sapere che il loro consulente sta imparando cose nuove, non sia più ‘il migliore’ nel suo campo. Ti rendi conto di quanto questo assunto sia demenziale? Eppure in molti la pensano esattamente così. Forse tu stesso, sotto sotto, ti rifiuti di prendere parte a dei corsi di formazione proprio per questo motivo, temendo che, avviando un nuovo percorso di formazione, potresti mostrare il fianco, sottolineando una tua qualche debolezza, una mancanza che potrebbe costarti un vecchio o un nuovo cliente. 

Se così fosse, però, tutti dovremmo correre a cancellare dai nostri curricula i titoli di laurea e i master: se formarsi è un’onta, perché mai vantarsi di tali diplomi? Come vedi, c’è un controsenso, un evidente paradosso. Non voglio andare a scomodare il socratico ‘So di non sapere’, ma partendo dal presupposto che nessuno di noi può professarsi il migliore sotto tutti i punti di vista (conoscenze tecniche, personal brand, comunicazione, tecniche di vendita e via dicendo) formarsi per colmare alcune piccole lacune non può e non deve essere visto in alcun modo come un fatto negativo, o potenzialmente tale. 

Come anticipato, molti consulenti desistono temendo che, venuti al corrente dei loro percorsi formativi, i loro stessi clienti comincino a porre minore fiducia nei loro consigli. Ma questo è un ragionamento del tutto sbagliato e insensato, e anzi, a trarre il più grande profitto dalla formazione del consulente è, nella maggior parte dei casi, proprio il suo cliente. E ti dirò di più: i clienti che continuano a pensare testardamente che un consulente che si forma è un consulente ‘imperfetto’ e non meritevole di fiducia, vanno allontanati. Sì, perché dei tipi del genere rischiano di ‘infettare’ il consulente, di tarparne le ali. E si sa, i clienti hanno sempre ragione, perlomeno fino al momento in cui dimostrano di aver torto (marcio, in questo caso). 

Del resto è un tuo preciso compito, in qualità di consulente, quello di dimostrare di valere fino all’ultimo centesimo di euro che il tuo cliente paga. Questo significa essere aggiornati, essere sempre pronti a offrire la soluzione migliore, insomma, essere formati a dovere, sotto qualsiasi aspetto. Un cliente intelligente, un cliente la cui azienda probabilmente crescerà e prospererà nel tempo, sarà persino più disposto ad affidarsi a un consulente che evidenzia il suo impegno aggiornandosi di continuo, piuttosto che mettere parte del proprio sviluppo aziendale nelle mani di un professionista fermo nelle proprie convinzioni e, ovviamente, nelle proprie mancanze. Non solo, quindi, le proprie attività formative non vanno nascoste: vanno evidenziate, così da attirare l’attenzione dei clienti più scaltri e più promettenti.

Personalmente, insomma, non ho dubbi: i consulenti che si formano hanno una marcia in più, e i loro clienti dovrebbero esserne contenti. Evitare di formarsi o farlo di nascosto per non ‘spaventare’ i clienti sono dei comportamenti perversi, frutto di una mentalità malata, la quale rischia di livellare – come infatti accade – il sistema verso il basso, diffondendo la mediocrità. 

Certo, non basta formarsi per essere certi di migliorare. Bisogna scegliere i corsi e i formatori giusti: il rischio, altrimenti, è quello di selezionare dei corsi a caso, solo per poter dire ‘io ci ho provato’, tornandosene poi a casa con un pugno di mosche e una bella scusa per non provarci più. Vuoi dare una nuova chance al tuo business? Vuoi crescere come consulente? Allora inizia ad analizzare la tua attività, e cerca di capire dove puoi migliorare. Una volta che avrai individuato le aree in cui devi andare a lavorare, dovrai cercare lo specialista giusto, quello che, tra tutti, sarà in grado di aiutarti davvero.

E no, non tirare fuori l’altra classica scusa di chi si rifiuta di formarsi, il quale posticipa di continuo perché ‘non ha tempo’. Non starò qui a spiegarti perché questa è una scusa stupidissima. Mi limiterò a raccontarti una storiella.

Un uomo sta passeggiando ai margini di un bosco, quando incontra un vecchio boscaiolo che, faticosamente, sta cercando di abbattere un albero. Egli continua a colpire il tronco con grande dispendio di energie, ma l’albero non accenna a cadere, né il taglio sembra allargarsi. Il problema non è la mancanza di forza del boscaiolo, che anzi è molto forte, né la particolare resistenza dell’albero, che è un normalissimo abete. L’ostacolo, invece, è costituito dalla lama dell’accetta, la quale è rovinata, e non taglia affatto bene. Anzi, ormai non taglia praticamente più… Ritornando dalla passeggiata, circa due ore dopo, l’uomo ritorna dal boscaiolo, che nel frattempo non ha fatto progressi. «Perché non ti fermi per affilare la tua ascia?» chiede il primo. Il secondo, distrutto dalla fatica, risponde «Perché non affilo la mia ascia? Ma non ti rendi conto che non ho tempo? Voglio abbattere il più alto numero di alberi possibile entro stasera!».

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