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Io dico, io faccio, io decido, io penso, io scelgo, io vesto, io scrivo, io posto, io mangio, io, io, io. Quando si parla di personal branding non si può che usare di continuo la prima persona singolare, all’interno di un’attività sicuramente egocentrica, e in buona parte pure egoistica. Per un consulente, per un avvocato, per un dottore, per una persona alla ricerca di un lavoro, per tutti la creazione di un personal brand è un’arma per avere più visibilità, anzi, più riconoscibilità, così da poter essere scelti, per diventare la persona – l’esperto – di riferimento per quel determinato tema o problema.

Quindi io, io, io. Tanto più che, come abbiamo visto già altre volte, nel costruire un personal brand è fondamentale essere autentici, e dunque mettere al centro le proprie caratteristiche peculiari e uniche. Chi crea un brand personale artificioso, che non poggia sui propri effettivi pregi e difetti, sulle proprie passioni, sulle proprie intuizioni, parte male, malissimo, e si troverà ben presto impelagato in una gestione impossibile del proprio marchio personale, che del resto non riuscirà a incontrare né l’interesse né il coinvolgimento del pubblico. In quanto, per l’appunto, falso, non autentico, artificioso.

Dunque, appunto, io, io, io. Le mie azioni, i miei pensieri, la mia esperienza. Ma occhio: questo non significa che a costruire il tuo brand personale ci sei solo tu. In un pianeta in cui tu rappresenti l’unica entità senziente, il concetto di personal brand perde parecchio senso, non credi? Per fortuna intorno a noi ci sono tantissime persone. Ecco, possiamo quindi dire che per costruire un personal brand bisogna mettere al centro il proprio io, continuando però ad ascoltare tutti gli altri.

Sì, ascoltare. Quella dell’ascolto è un’attività fondamentale per il consulente, che solo in questo modo, attraverso l’ascolto attivo, partecipato, vivo, può capire quelle che sono le reali esigenze e problematiche del cliente, senza fermarsi alle prime parole. Da un certo punto di vista, dunque, potrei anche arrivare a dire che il consulente è già di per sé portato ad ascoltare, ad ascoltare bene e attivamente, con attenzione, coloro che lo circondano. Chi si occupa di consulenza dovrebbe dunque essere facilitato, da tale prospettiva, nella costruzione del proprio brand personale.

Perché serve ascoltare? A che serve prestare l’orecchio al pensiero altrui, se la tua missione, nella costruzione e nella gestione del tuo personal brand, è quella di dare voce e visibilità alla tua immagine, prendendo spunto dai tuoi tratti peculiari?

Ebbene, ascoltare serve prima di tutto perché non sei l’unico a parlare. Più nello specifico, è molto probabile che all’interno della tua area d’interesse, della tua nicchia, ci sia qualcun altro che sta costruendo – con risultati di volta in volta diversi – il proprio brand personale. Forse è qualcuno che offre un servizio simile al tuo, forse persino migliore. Ecco, proseguire nella costruzione e gestione del tuo marchio senza prestare orecchio all’operato altrui potrebbe essere un grande errore, e come minimo potrebbe rappresentare una colpevole ingenuità.

Perché dovresti ascoltare, di più, persino controllare i tuoi competitor? Per tanti motivi. Di certo, non per copiare: il tuo brand deve essere unico. Però… però è sempre possibile trarre qualche spunto. Potresti per esempio accorgerti che altri utilizzano dei canali di comunicazione che tu non avevi minimamente preso in considerazione, come un certo social network, o per esempio il podcast. E potresti scoprire che, attraverso quegli strumenti, quei consulenti riescono a raggiungere un pubblico molto interessato e interessante.

O ancora, potresti imparare dagli errori altrui, dalle incoerenze, dai contenuti poco interessanti, e via dicendo. O potresti perfino individuare dei partner, dei professionisti che offrono qualcosa di affine, ma di diverso, rispetto a quello che offri tu: forse sarebbe possibile percorrere un po’ di strada insieme, forse si potrebbe scegliere di aiutare a vicenda il brand dell’altro, in un percorso di crescita comune.

Non è tutto qui. No, l’ascolto nel personal branding non deve essere rivolto unicamente verso i competitors. È di fondamentale importanza continuare ad ascoltare con attenzione anche il pubblico, i propri follower, per capire quali sono le loro opinioni e le loro reazioni. Scegli i contenuti da trasmettere in base ai loro interessi, monitora lo storico delle comunicazioni per capire quali sono le tue armi più efficaci e quali sono, invece, quelle da perfezionare.

Stai lavorando al tuo personal branding? Continua a essere te stesso, ma non smettere mai di ascoltare quello che succede intorno a te!

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