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Non ho tempo!” Quante volte lo diciamo e lo sentiamo dire? C’è chi afferma di non avere il tempo per lavare l’auto, tanto che ormai tra un sedile e l’altro si stanno sviluppando nuove forme di vita. C’è chi dice di non avere tempo per leggere, e l’ultimo libro che ha letto è “Cuore”, di De Amicis, alle medie, senza calcolare il libretto di istruzioni del mobiletto Ikea. C’è poi chi dice di non avere tempo di andare in palestra, e che nel frattempo ha messo su un fisichetto da novantenne, come chi dice di non avere tempo di uscire con gli amici, di studiare una nuova lingua, di aggiornare le proprie competenze, di fare volontariato e via dicendo.

Diciamolo una volta per tutte: non avere tempo è la più potente e utilizzata delle scuse. Anche perché da un certo punto di vista – ma solo da quello – è incontrovertibile: le giornate sono sempre di 24 ore, e non è possibile avere più tempo rispetto a quello che si ha già a disposizione. Quello che possiamo fare è piuttosto organizzare meglio le nostre ore, eliminando le distrazioni non necessarie, le perdite di tempo, le attività che hanno meno valore e importanza per la nostra felicità e quella altrui, per poter allocare le nostre ore in modo più intelligente. A questo proposito ti suggerisco di ascoltare gratis il mio podcast sul Minimalismo dove tratto appunto il tema del liberarsi del superfluo per concentrarsi su ciò che ha realmente valore.

Leggere mentre si va a lavoro in metropolitana, andare in palestra con gli amici, studiare una nuova lingua mentre si corre al parco, imparare a controllare le e-mail solo 3 volte al giorno, guardare dei film solo su canali che non hanno lunghe pause pubblicitarie, guardare dei film ma solo nella lingua che si vuole imparare: questi sono solamente alcuni dei metodi che permettono di salvare un po’ di tempo, di fare più cose, e sono piuttosto noti.

Eppure… eppure ancora tantissime persone continuano a dire di non avere tempo, e finiscono però per assegnare minuti e ore preziose ad attività di secondo piano, inutili o persino dannose, senza invece trovare tempo per delle azioni utili o persino preziose. E sì, questo accade molto spesso anche nel mondo del business.

Vuoi un esempio? Ecco, devi sapere che negli ultimi mesi ho portato avanti un laboratorio gratuito di personal branding. Si è trattato di un percorso lungo pressappoco tre mesi, con un incontro settimanale in video call con tutti i partecipanti, e con dei compiti pratici da svolgere tra un appuntamento e l’altro. Nel gestire questo percorso, lo ammetto, sono stato abbastanza rigido: come regola generale ho infatti deciso di eliminare di volta in volta dal corso tutte le persone che non consegnavano i compiti assegnati tra un incontro e l’altro. Perché essere così severo? Prima di tutto, per far capire ai partecipanti l’importanza del rispetto delle scadenze; in secondo luogo, perché si trattava pur sempre di un laboratorio gratuito, e volevo quindi avere a che fare solamente con persone impegnate al massimo.

Al primo appuntamento i partecipanti erano in tutto 43. Nelle settimane successive, per via della mancata consegna dei compiti, sono stato costretto a buttare fuori dal laboratorio 3 persone, le quali per diversi motivi non avevano consegnato i compiti entro le date stabilite. Alla fine del percorso eravamo in 26: tre eliminati da me, gli altri auto eliminati.

Premetto che, per esperienza, sapevo già che il numero di partecipanti sarebbe andato via via diminuendo nel corso delle settimane. Io pretendevo un alto livello di impegno, ed è normale avere a che fare con delle persone che decidono a un certo punto di abbandonare quello stesso impegno. E sai qual è stata nell’90% dei casi la motivazione dell’abbandono? Semplice: “non ho tempo”!

Le persone che hanno abbandonato il laboratorio gratuito si sono dunque giustificate dicendo di non avere il tempo necessario per seguire il corso con attenzione. Il che è giustissimo, o per lo meno normale, previsto. Ma è davvero così? È davvero il tempo a mancare a queste persone? In alcuni casi, lasciatemelo dire, sicuramente no.

In realtà ne ho la certezza assoluta. I partecipanti che hanno abbandonato il corso si sono tutti giustificati nel modo utilizzato da tutti gli altri loro ‘colleghi di abbandono’, ovvero per mancanza di tempo. Nonostante questo, però, nelle settimane successive quelle stesse persone hanno continuato a pubblicare boiate immense sui propri profili social, creando e condividendo contenuti sbagliati, di bassa qualità, e per di più rivolti al pubblico sbagliato. Quelle persone, che avevano deciso di abbandonare un laboratorio gratuito sul personal branding, hanno dunque investito parecchie ore per creare contenuti rivolti a potenziali colleghi, e non a potenziali clienti, senza creare un solo contenuto che potesse effettivamente aiutare la loro attività.

Di contro il personal branding, se fatto bene, ci permette di trovare nuovi clienti, di posizionarci meglio, di accedere a progetti di importanza maggiore, di aumentare le nostre tariffe, e via dicendo. Eppure… eppure quelle persone, tra un’attività di questo tipo e un’attività inutile o persino dannosa per il proprio business, hanno deciso di dirottare tempo ed energie sulla seconda.

Certo, l’ho già detto in altri miei post e podcast, ‘non dobbiamo salvarli tutti’: gli studenti e i clienti che, una volta avute le informazioni giuste, continuano comunque a fare di testa loro, vanno lasciati nel loro brodo. Siamo consulenti e insegnanti, non crocerossine. Con la barba lunga, come crocerossina sarei anche poco credibile… Eppure questa cosa del rinunciare a un’attività virtuosa per il proprio business per dedicare del tempo a un’attività oggettivamente inutile o dannosa per quello stesso business è qualcosa che proprio non riesco a capire, che non mi va giù, che non tollero.

Forse sarebbe necessaria maggiore consapevolezza, unita a una maggiore sincerità con sé stessi. Quando diciamo che non abbiamo tempo, in realtà, diciamo infatti che non abbiamo le motivazioni giuste, che non abbiamo voglia di fare quella cosa, che non abbiamo voglia di impegnarci o di ‘faticare’. Non si può dire che il tempo non c’è: le ore e i giorni ci sono, ed è una nostra scelta decidere come sfruttarli. Sta a noi decidere quali sono le priorità, a cosa assegnare delle ore e a cosa invece sottrarne. L’esempio che faccio sempre quando parlo del tempo è che tutti noi abbiamo le stesse ore al giorno di Elon Musk, Bill Gates, Mark Zuckerberg, etc. Come mai loro sono riusciti a fare tutto quello che hanno fatto e noi non riusciamo a finire delle semplici task che ci siamo auto assegnati per il giorno successivo?

Sono assolutamente consapevole che le giornate possono essere pienissime, complesse, con agende fitte da far paura tra impegni professionali, personali e familiari. Certo, non ci sono dubbi. Ma – pensando alle faccende relative al business – la priorità va sempre riconosciuta a quelle attività che ci permettono di crescere, di guadagnare di più, di lavorare meglio e con soddisfazione maggiore. Il personal branding risponde a queste esigenze, a fronte di un impegno non enorme, ma costante e regolare nel tempo.

Non hai tempo per il tuo personal branding? Allora non hai tempo nemmeno per scrivere cavolate sui social, per leggere le cavolate scritte dagli altri, per fare continue pause tra una task e l’altra, e via dicendo. Hai tempo per queste cose? Allora puoi certamente trovare un po’ di tempo per lavorare al tuo brand personale, magari puoi iniziare con solo un paio d’ore alla settimana. Sarebbe già qualcosa.

Fidati, questa attività vale il tuo tempo (anche quello che pensi di non avere!).

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