Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Oggi voglio parlarti di personal branding. Non in generale ma verticalizzando il discorso sui manager. I manager oggi sono infatti usciti dall’oscurità. Durante i primi anni dei social network, per ragioni perlopiù anagrafiche, i manager d’azienda si sono tenuti ben lontani dall’esprimere il proprio ‘io digitale’, accarezzando l’antico e confortevole fascino dell’oblio. Ma i tempi sono cambiati. Prima di tutto, tra i manager ci sono ormai persone delle generazioni successive, che con le nuove tecnologie sono completamente a proprio agio. Ma non è tutto qui: sono le stesse aziende che prediligono l’assunzione di manager con una forte presenza sulla rete, con squadre di head hunter pronte ad analizzare la presenza online dei migliori talenti. E, a dire il vero, c’è dell’altro, in quanto l’oblio assoluto, ormai, non esiste più per nessuno. Anche chi non è attivo in rete, infatti, è comunque in qualche modo presente, e la sua stessa distanza dalla rete è un fattore che finisce per caratterizzare la sua immagine digitale, così come sarà valutata – probabilmente in modo negativo – dalle eventuali imprese interessate.

Come si può capire, dunque, il personal branding non è e non può più essere una cosa che riguarda solo i freelance, gli imprenditori e i consulenti. No, riguarda tutti quanti, dal neolaureato alla ricerca della prima occupazione al rampante manager aziendale. Ed è proprio quest’ultimo che, ancora più degli altri, dovrebbe prendersi un momento di pausa per dedicarsi alla pianificazione del proprio personal brand. Sì, perché al manager vengono richieste delle skills speciali.

La modellazione del proprio brand non è un passo da fare alla leggera, in quanto farlo significa posizionarsi sul mercato in una determinata area, con una precisa unique selling proposition. 

Ma cosa dovrebbe fare un manager prima di creare la propria strategia di personal branding? É obbligatorio prima di tutto avere una chiara visione dei propri obiettivi personali e professionali, nonché delle proprie peculiarità. Il brand personale, infatti, si basa in primo luogo su un’analisi attenta dei propri valori. È in base a essi, infatti, che moduliamo il nostro comportamento e prendiamo le nostre decisioni, piccole e grandi. Prima di costruire il suo brand, dunque, un manager deve individuare i suoi valori, definendo in modo preciso quelle che sono gli aspetti più importanti per lui. 

È necessario, poi, pensare alle proprie passioni. Sì, perché il personal brand deve essere costante nel tempo, non può mutare di giorno in giorno. E questo è fattibile solo a patto di dare un’immagine autentica, fedele e genuina di sé stessi, senza presentarsi per quello che non si è: diventa dunque fondamentale costruire il proprio brand personale in base alle proprie passioni, così da poter essere sé stessi, senza forzature. Infine, per costruire un personal brand è necessario effettuare un’analisi meticolosa del proprio carattere e delle proprie capacità. Una persona spiritosa dovrà far valere questa caratteristica, uno natural potrà puntare su questa particolare capacità, e così via. Persino i difetti, per assurdo, potrebbero essere usati come punti distintivi per la costruzione di uno storytelling efficace sul proprio personal branding.

Sulle basi delle informazioni individuate in questa fase preliminare, è possibile, per il manager, iniziare la modellazione del proprio personal brand. Le attività da fare sono tante, tantissime, ed è dunque obbligatorio stendere un piano d’azione piuttosto preciso: occuparsi del proprio personal brand in modo efficace non significa pubblicare tre post all’anno sul proprio blog, avviare un podcast per abbandonarlo dopo 4 episodi e condividere qualche immagine a caso su Facebook. No, significa seguire un calendario editoriale piuttosto particolareggiato, in modo da integrare la gestione del proprio blog con quella dei canali social, puntando a una coerenza di fondo e a una spiccata regolarità nel tempo. Il fatto di sfruttare in modo efficace i social network, tra l’altro, permetterà al pubblico di notare le capacità digital del manager, cosa che non sfuggirà certamente a chi è alla ricerca di responsabili tech-savvy. 

Non deve essere del resto pianificata solo la propria immagine online: il personal brand, infatti, non si limita ai – per quanto ampi – confini della rete. L’immagine online del manager deve essere coerente e completata da quella reale. C’entra dunque il modo di porsi, l’abbigliamento, l’arredamento dell’ufficio, gli eventi ai quali si sceglie di partecipare e via dicendo: quello del personal branding, insomma, è un concetto onnicomprensivo. 

Gli sforzi da affrontare, dunque, sono tanti, ed è proprio per il carico di lavoro che si presenta che molti manager e molti executives falliscono miseramente nella gestione del proprio personal brand. É dunque necessario partire con il piede e con il ritmo giusto. Sì, un manager che coltiva il proprio personal branding e aspira a diventare un’autorità nel proprio campo deve puntare a dire, a fare e a mostrare cose interessanti, innovative e utili, così da presentare le proprie capacità al proprio network, configurandosi come un punto di riferimento. Ma questa necessità non deve spingere lo stesso manager a sentirsi schiacciato, oltre che dagli obblighi squisitamente lavorativi, anche da quelli legati alla gestione del proprio brand.

Il personal branding va affrontato con calma: è una maratona, non una gara sui 100 metri! 

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