Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Vuoi vendere. Meglio, vuoi vendere di più. Ancora meglio: vuoi vendere di più, ai clienti giusti, al tuo prezzo. Come puoi raggiungere questo obiettivo? A parole, è semplice. Il primo passo consiste nell’offrire un prodotto o un servizio che sia effettivamente in grado di ergersi sopra agli altri. Il secondo obiettivo, poi, è quello di presentare in modo efficace quel prodotto e quel servizio.

Detto così, sembra davvero facile. Ma le cose, in realtà, sono un filino più difficili. E possono esserlo ancora di più quando non si deve vendere un semplice prodotto (un tipo di caffè) o un servizio ben definito (un taglio di capelli). A volte si deve puntare tutto sul brand, e in certi casi non su un brand qualsiasi, quanto invece su un personal brand. Sarò più preciso: tutti dovrebbero curare il proprio brand personale, ma alcuni dovrebbero fare ancora di più in tal senso, dedicando settimanalmente due, tre o quattro o più ore alla cura e allo sviluppo di questo marchio personale. In questo gruppo metto ovviamente i consulenti, e insieme a essi i freelance, i neoimprenditori, gli startupper, i manager che desiderano fare carriera e via dicendo: tutte queste persone hanno un bisogno esplicito di promuovere sé stessi, di far capire in modo chiaro e netto al proprio pubblico di riferimento quali sono le loro unicità, le loro competenze, le loro esperienze. Lavorare al proprio personal branding significa infatti impegnarsi per fare in modo di essere conosciuti, apprezzati, cercati, nella maggior parte dei casi in mezzo a un mare di altri potenziali competitor: questo vale per il consulente di marketing come per il manager alla ricerca di un posto di prestigio in qualche mega-azienda.

Ma come si fa a costruire un personal brand efficace? Ne abbiamo già parlato molte volte: abbiamo visto come tutto deve partire da un momento di seria riflessione, per poi passare alla definizione di una strategia e quindi all’azione, che deve essere regolare e continua nel tempo. Gli strumenti per fare personal branding sono quelli noti: i social network, i blog, i siti web, i seminari e via dicendo. Il concetto di base è semplice: per costruire un buon marchio personale è necessario raccontarsi, essere coerenti e dare prova del proprio valore, creando dei contenuti di alta qualità per il pubblico.

Per questo motivo è necessario usare più canali per comunicare con la propria audience: c’è l’indispensabile – ma forse non troppo – Facebook, c’è il classico blog personale, c’è il serissimo LinkedIn. Ma quale dovrebbe essere, a guardare bene, il canale per il personal branding al quale dedicare il massimo della tua attenzione e il massimo del tuo impegno? È una domanda delicata, ma devi fartela. E devi perché non puoi dedicare 5 ore alla settimana a ognuno di questi canali: il personal branding è importante, certo, ma è solo una delle tante cose che devi fare durante la tua settimana. C’è il tuo core business, ci sono i tuoi cari, ci sono i tuoi hobby… e certo, potresti pettinarti la barba mentre pensi cosa scrivere per il prossimo post per il tuo blog, ma questo è il massimo del multitasking che la maggior parte degli umani riesce ad affrontare.

Dove puntare quindi la tua massima attenzione? Su LinkedIn? Su Facebook? Su Twitter? Sul tuo blog? Sui comizi in piazza? Oppure sui bigliettini affidati ai piccioni viaggiatori? A mio avviso, non ci sono dubbi: lo strumento migliore per il tuo – e per il mio, e per quello degli altri – personal brand è sicuramente il podcast.

Per quale motivo? Qualcuno potrebbe sparare la cavolata del secolo, dicendo che il podcasting è l’attività migliore per costruire un personal brand perché è semplice e veloce. Capirai, basta parlare e registrarsi… ecco, chi sa che cosa è un podcast e ha un po’ di sale in zucca – ma basta anche poca roba – sa che fare un podcast non è più semplice né più veloce del gestire un blog. Anzi, certe volte, nella maggior parte dei casi, è vero piuttosto il contrario. Eppure… eppure il podcast resta lo strumento ideale per rafforzare il tuo brand personale. Perché? I motivi principali secondo me sono 2. Anzi, a essere precisi sono 2 e mezzo.

Il primo motivo è relativo alla facilità. No, non alla facilità di produzione: parlo della facilità di consumo. Pensaci un po’: leggere un lungo post su un blog, come quello che stai leggendo adesso, non è esattamente la cosa più facile e pratica del mondo. Non è come capire il pensiero di Kant o di Tommaso d’Aquino, non è come risolvere un’equazione di terzo grado, non è nemmeno come fare un uovo in camicia a regola d’arte, ma non è nemmeno facile come bere un bicchiere d’acqua. Ci vogliono un po’ di tempo, un minimo di concentrazione e una dose non trascurabile di forza di volontà. Insomma, mentre leggi un post non puoi fare molto altro, nemmeno camminare per strada: potresti sbattere contro un lampione da un momento all’altro. È diverso il discorso per il podcast: questo sì che permette una fruizione dannatamente facile! Puoi ascoltare un podcast mentre cammini, mentre corri, mentre fai ginnastica, mentre pulisci casa e persino mentre fai l’uovo in camicia. Quindi sì, il podcast è un ottimo strumento per fare personal branding perché è altamente e facilmente fruibile, anche in un mondo in cui sembra di non avere mai il tempo per fare alcunché.

Il secondo motivo è relativo alla particolare relazione che si crea tra ascoltatore e podcaster. Certo, non dico che con un blog non si possa creare una fidelizzazione, un rapporto duraturo e stabile nel tempo. Ma creare un rapporto “intimo”, con dei post testuali, è davvero difficile. Non è così con il podcast, e questo perché lì c’è la voce. Dopo un paio di episodi – di quelli fatti bene – per gli ascoltatori è normale iniziare a sentirsi sempre più vicini al podcaster, come se questo fosse un nostro conoscente, persino un nostro amico, che ogni settimana (o giù di lì) si mette al nostro fianco e inizia a parlare di qualcosa che ci interessa. Una cosa è leggere, un’altra cosa è ascoltare: la voce dà un pizzico di intimità in più. E questo vale soprattutto per tutte quelle persone – la maggior parte – che per ascoltare dei podcast usano lo smartphone, lo stesso dispositivo che usano per sentire amici e parenti, e per di più con le cuffie, con la voce del podcaster che entra direttamente nella testa, isolando la mente da tutto il resto.

Insomma, già così puoi certamente ammettere che il podcast, come strumento per promuovere un brand personale, è difficilmente battibile. Ma c’è un ultimo punto, un mezzo punto in realtà, che non va trascurato. Il mondo dei podcast è in veloce crescita, con un progressivo aumento di podcaster e di ascoltatori. Si tratta però di una realtà ancora in fasce, nulla a che vedere con il pianeta dei social network, decisamente affollato. E sai che cosa vuol dire? Che c’è parecchio spazio anche per te, tutto da conquistare!

 

P.S. Se vuoi approfondire l’argomento Podcast, ho creato un nuovissimo gruppo su Facebook dove fornisco gratuitamente consigli e faccio live per spiegare il fantastico mondo del Podcasting. Se ti interessa, tra due giorni c’è la prima live, non perdertela. Raggiungimi adesso qui: https://www.facebook.com/groups/podcastclubitalia

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