Ti sei mai chiesto cosa ti motiva davvero, al punto da farti alzare dal letto con la voglia di creare qualcosa di significativo? Forse, in certi momenti, hai avuto la sensazione che limitarti a inseguire i numeri — il fatturato, i follower, le conversioni — fosse riduttivo, come se ci fosse un “qualcosa in più” che stavi trascurando.
Profitto o passione?
È chiaro che il profitto abbia il suo posto (dobbiamo tutti pagare le bollette, no?), ma basare ogni tua scelta solo su un risultato economico rischia di svuotare di significato il tuo lavoro e, soprattutto, di lasciarti con la sensazione di “aver fatto tanto” senza sentire di aver creato davvero un impatto. D’altra parte, anche dedicarsi a una causa o a un obiettivo di valore, trascurando completamente le necessità finanziarie, non è sostenibile a lungo termine. L’equilibrio sta nell’unire un “perché” che ti accenda e un modello di business solido, in modo che l’uno sostenga l’altro.
Simon Sinek lo chiama “Start with Why”: in altre parole, cerca prima di tutto il significato più profondo che ispira te e le persone che collaborano con te. Se tu e il tuo team condividete questo “perché”, tutto il resto prende una forma più chiara. Gli obiettivi di vendita diventano un mezzo, non il fine. I progetti da portare avanti si scelgono sulla base di un criterio valoriale, oltre che economico. E l’entusiasmo, sorprendentemente, diventa contagioso.
Immagina una situazione quotidiana: stai guidando un piccolo gruppo di consulenti per chiudere un contratto importante entro pochi giorni. Se la tua squadra è motivata solo dall’idea di incassare la parcella, quei giorni di rush finale saranno puro stress e probabilmente creeranno anche qualche tensione interna. Al contrario, se avete ben chiaro che la vostra missione è, per esempio, aiutare le aziende a comunicare in modo etico e trasparente, allora quel contratto diventa un’occasione per affermare un valore in cui credete veramente. Sì, si lavorerà duro lo stesso, ma con un’energia diversa, perché sentite di star contribuendo a qualcosa di più grande e significativo.
Riconoscere il tuo “perché”
Spesso si pensa che il “perché” debba essere qualcosa di grandioso, come cambiare il mondo o salvare il pianeta. In realtà, può anche essere “semplicemente” aiutare le persone a comunicare meglio e in modo sincero. Oppure, creare esperienze che semplifichino la vita di chi compra un determinato prodotto o servizio. L’importante è che risuoni con te e che sia condiviso dalla tua squadra. Quando lo comunichi con autenticità (online, di persona, ovunque), è incredibile come inizi ad attirare persone che si riconoscono in quella visione.
Pensa a tutti i brand che ammiri. Magari Apple, Patagonia, Tesla o le realtà più piccole, ma piene di carattere, che segui su Instagram o LinkedIn. Che cosa hanno in comune? Un’identità chiara, un messaggio che va ben oltre la vendita di un prodotto. Loro ti dicono, in pratica: “Noi crediamo in questo, se anche tu credi nella stessa cosa, unisciti a noi”. Non si tratta più di “comprare” qualcosa, ma di sentirsi parte di una community.
Cosa succede se lavori senza un ‘perché’
Ti può capitare di proseguire per un po’ sulla spinta dei risultati economici, ma prima o poi le persone (clienti, dipendenti, collaboratori) iniziano a percepire una mancanza di autenticità. E sai bene che, nel marketing di oggi, la fiducia è tutto: se senti che il tuo brand è lì solo per venderti qualcosa, è facile cercare altrove. Se invece c’è un “perché” più profondo, il dialogo cambia.
Il ruolo del leader
Se hai un team — anche solo di poche persone — una delle tue responsabilità è chiarire il “perché” e far sì che tutti lo comprendano. E attenzione: non basta scriverlo in una bella slide durante un meeting, devi incarnarlo ogni giorno. Lo scopo di un leader non è solo dare ordini o definire budget, ma ispirare. Se parti con l’idea di ispirare te stesso (perché no?), stai già facendo un passo coraggioso.
Come trovare o ritrovare il tuo ‘perché’
– Chiediti cosa ti rende orgoglioso: pensa ai momenti in cui ti sei sentito davvero soddisfatto del tuo lavoro. Cosa li accomunava?
– Ascolta chi ti sta intorno: il tuo team o i tuoi clienti magari vedono aspetti del tuo lavoro che a te sfuggono. Fai domande, chiedi feedback, raccogli spunti.
– Rifletti su cosa ti muove a livello personale: a volte, la motivazione professionale nasce da qualcosa che ci tocca nella sfera privata: un valore, un’esperienza di vita, un’idea di cambiamento sociale.
E adesso tocca a te
Probabilmente hai già un perché che ti guida, ma che non hai mai espresso a parole. Oppure l’hai messo in pausa, schiacciato dalle incombenze di ogni giorno. Ecco perché ti invito a fermarti per qualche minuto e scrivere, nero su bianco, la tua risposta alla domanda: “Perché faccio ciò che faccio?”. Non tutti sapranno rispondere subito. Magari ci vorrà del tempo, qualche tentativo, e soprattutto sincerità verso te stesso. Ma credimi, vale la pena: quando arrivi a definire quel “perché”, tutto il resto inizia a fluire con una chiarezza sorprendente.
Se vuoi, condividi la tua riflessione. Raccontami cos’hai scoperto. Chi lo sa, magari troverai qualcuno che risuona con il tuo messaggio, e insieme potreste dare vita a qualcosa di nuovo e prezioso. Dopotutto, non c’è niente di più potente che lavorare per un obiettivo condiviso, dove il tuo successo diventa anche quello di chi ti segue e di chi crede nella tua visione.
E allora sì, il profitto conta. Ma conta ancora di più la passione che metti in ciò che fai. Il bello è che le due cose non si escludono a vicenda. Anzi, se parti da un “perché” forte, il profitto arriva più facilmente, perché le persone non comprano solo ciò che fai… comprano il motivo per cui lo fai.