Come consulente marketing mi sono trovato piuttosto spesso davanti a degli imprenditori, a dei liberi professionisti e ad altri consulenti che si lamentavano della scarsità di risultati raggiunti nei loro rispettivi business. E in molti casi non si trattava certo di lavoratori incapaci, né di fannulloni incalliti. Anzi, alcuni di questi miei lamentosi interlocutori erano dei veri e propri stakanovisti, capaci di sacrificare gran parte delle loro sere nonché parecchi weekend standosene seduti dietro la propria scrivania, immersi in chissà quale lavoro per chissà quale cliente, mentre là fuori la gente normale se ne va al ristorante, al cinema, al mare e in montagna.

Alessandro, lavoro come minimo 60 alla settimana, non conosco ferie né requie, eppure non mi sembra di muovere un solo passo avanti con il mio business!

Certo, ho parafrasato, ho sintetizzato, ho tolto le parolacce e tutti gli eventuali riferimenti a governi ladri e a tasse occulte… precisato questo, così da spiegare l’aspetto artificioso di questa domanda, posso dire di aver sentito questa frase parecchie volte, in tutte le salse! Il concetto del resto è semplice: dedico tutto il mio tempo al lavoro, ci butto dentro tutte le mie energie, come diavolo è possibile che non abbia successo, o che in ogni modo non ci si siano dei miglioramenti concreti e tangibili?

Non è un mondo perfetto

Insomma, ti sbatti a mille ma non ci sono risultati.

Ehi, ma aspetta… da quando ‘essere occupati’ è l’equivalente esatto di ‘avere successo’? Certo, ancora oggi è vero che ‘chi non lavora non fa l’amore’, ed è altrettanto certo che, in un mondo perfetto, una maggiore mole di lavoro dovrebbe portare a più risultati. Elon Musk non dorme sotto la scrivania del suo ufficio in un sacco a pelo perché gli piace, o meglio non lo fa solo per quello. Lo fa per lavorare di più (e tra SpaceX, Tesla, Solar City, Boring Company e Hyperloop, chi può biasimarlo?). Da qui sembrerebbe che sì, lavorare sempre sia sinonimo di successo.

Ma suvvia, la domenica solitamente piove, sotto casa non c’è mai parcheggio e il pane con la marmellata… beh, cade sempre sul lato della marmellata. Insomma, non è un mondo perfetto.

Massive Action

Il problema è che facciamo fatica a capirlo, perché siamo nati e cresciuti all’interno di un mondo che, fin da piccoli, ci ha educato a pensare che, per raggiungere i nostri obiettivi, in qualsiasi campo e in qualsiasi settore, dobbiamo dare il massimo. È un pò quello che gli anglosassoni intendono quando tirano in ballo il famoso e famigerato ‘Take Massive Action’, ovvero fare più di quello che una persona ‘media’ farebbe in una situazione uguale o simile per poter così raggiungere dei risultati straordinari. Il tuo competitor lavora 9 ore al giorno? Bene, tu lavorane 10, o per andare sul sicuro 11, e lo supererai senza ombra di dubbio.

Massive Imperfect Action

Funziona veramente così? É un modo un pò semplicistico di vedere le cose, non trovi? Certo, a vederlo scritto sulla carta, l’approccio ‘Massive Action’ è ottimo. Il problema è che, per quanto ci si possa svegliare la mattina con tutta la motivazione del caso, ci sarà un problema, una stortura, un piccolo intoppo che ci blocca. Di nuovo: il mondo non è perfetto, nulla è liscio come si vorrebbe che fosse, e ci sono sempre delle increspature che possono bloccare anche il più convinto e spinto degli stakanovisti. Quindi no, spingere ogni giorno come un bue per raggiungere i propri obiettivi non è la soluzione giusta. O almeno, non lo è di per sé, non lo è a prescindere da tutto il resto.

Occhio, non ti sto dicendo che dare il massimo sul lavoro non serve a raggiungere i tuoi obiettivi. Mica penserai che io me ne stia seduto tutto il giorno a pettinarmi la barba! Assolutamente no: sto solo dicendo che dare il massimo per tutta la giornata, da mattina a sera, non è sufficiente. E non sono certamente io il primo a dirlo. Qualcuno c’è ovviamente arrivato prima di me (probabilmente perché, mentre quello pensava a come migliorare la sua giornata lavorativa, io mi pettinavo la barba); non basta essere capaci di spingere di brutto ogni giorno, bisogna anche essere in grado di superare in modo veloce e indenne gli ostacoli quotidiani, piccoli e grandi che siano, così da non restare mai bloccati: ecco da dove nasce l’approccio ‘Massive Imperfect Action’.

Mai più bloccati

Quello che ci blocca, in effetti, è molto spesso la ricerca della perfezione. E questo succede soprattutto a chi è agli inizi della propria attività, con una certa dose di inesperienza e di indecisione fisiologica, ma capita anche ai professionisti più rodati, più pignoli e più intransigenti. È meglio una grafica blu o una verde? Meglio un cliente grosso o tre clienti piccoli? Meglio tenere il vecchio ma conosciuto fornitore mediocre o saltare nel vuoto con un fornitore che a prima vista sembra promettente? Meglio puntare tutto sull’innovazione senza se e senza ma o meglio andarci pianino, passo dopo passo? Sono tantissimi gli ostacoli e i bivi che si pongono uno dopo l’altro tutti i giorni in qualsiasi mestiere, e altrettante le azioni posticipate a causa degli innati dubbi. Ma questo non può che rallentare il nostro cammino verso i nostri obiettivi, ed è qui che nasce l’approccio Massive Imperfect Action. Sei bloccato perché non sai quale direzione prendere? Ebbene, non vacillare, non tentennare, insomma, non stare fermo: muovi un passo in qualche direzione. Giusta o sbagliata, lo capirai presto, e potrai – in caso – correggerti, ma in ogni caso avrai fatto dei progressi rispetto alla situazione iniziale.

Di fatto crescere – professionalmente, ma non solo – significa fare delle cose nuove, che non si sono mai fatte prima, sviluppando nuove competenze e capacità per portare a termine nuove azioni. E, almeno all’inizio, quelle azioni non potranno che essere strane, scomode e sì, imperfette. Ecco perché si parla di Massive Imperfect Action.

Hai mai osservato – o meglio, ascoltato – un bambino che sta imparando a parlare? Ebbene, quelle strane creature sono in grado di spendere ore, giorni e settimane a ripetere un ristretto numero di sillabe senza alcun senso. E continuano, e continuano. Ba Ba Be be be be beee. Ma è solo così che possono sviluppare la coordinazione dei muscoli che, di lì a poco, permetterà loro di esprimersi con delle parole – quasi – di senso compiuto.

Insomma, ‘non si nasce imparati’, e le prime azioni di una nuova impresa, o le tante ‘prime’ azioni di un’impresa in continua e costante crescita, non possono che essere imperfette. Da qui l’enorme rispetto che molti esperti del mondo anglosassone hanno riconosciuto al metodo Massive Imperfect Action. Ma….

Sì, anche qui c’è un ma. No, no odiarmi, ma è proprio così, nemmeno questo approccio è perfetto, perché pure qui manca qualcosa.

Concentrati sulle attività trainanti del tuo business

Va bene dare il massimo. Va bene smettere di cercare la perfezione a tutti i costi, e va dunque bene, di quando in quando, ‘provare’, così da non restare bloccati. Ma non basta. Continuare a fare, fare, fare, avere la testa piena di lunghissime to-do list, essere continuamente sotto pressione, beh, certamente non sono fattori che ti possono aiutare. Con l’approccio Massive Imperfect Action puoi puntare in alto senza essere mai bloccato ma, prima o dopo, non potrai che essere sopraffatto dal tuo stesso business, anzi, dal tuo stesso incessante lavorio mentale.

Hai capito cosa manca? Te lo dico io: ti manca una buona e sana focalizzazione. L’approccio Massive Imperfect Action è perfetto, ma va applicato solo alle attività più importanti del tuo business, quelle davvero cruciali e di alto valore, anche perché avere via libera vuol dire ritrovarsi davanti a tante – troppe – strade percorribili. Decidi dunque quali sono le attività trainanti del tuo business, quali sono le tue strade maestre, e lì inizia a dare davvero il massimo, cominciando a fare dei piani ‘imperfetti’ per crescere continuamente.

Non spendere minuti, ore, giornate preziose sbattendo la testa in altre attività laterali, così da non sprecare più quella che è la tua risorsa più preziosa.

Il tuo tempo!

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