Web Marketing Podcast di Alessandro Mazzù: ascolta & scarica

Qualche settimana fa sono stato a Rimini. Ho visto un sacco di amici, ne ho conosciuti parecchi di nuovi, ho fatto un casino di selfie. No, non ero al mare: ero al Web Marketing Festival 2018, ovvero all’evento più completo del nostro Paese per quanto riguarda l’innovazione digitale, in qualità di speaker. Più precisamente, tra una rimpatriata e l’altra, ho spiegato in qualità di consulente marketing a un pubblico bello caloroso come analizzare i dati e fare bella figura, senza investire un capitale. É stato bello, bellissimo, ma del resto ormai lo so: il Web marketing Festival non delude mai, né per quanto riguarda il pubblico, né per quanto riguarda i relatori.

Chi segue la mia pagina Facebook lo sa: io partecipo spesso a eventi di questo tipo. Perché lo faccio? Perché, non contento di essere sempre in auto e sempre in treno per raggiungere i miei clienti e le mie classi, mi fiondo da un parte all’altra dell’Italia anche per fare lo speaker? Eppure ti giuro che a casa, nel mio letto, ci sto proprio bene, anzi, benissimo.

Il fatto è che essere relatore a un evento è un’ottima occasione per fare PR e per avere un po’ di visibilità in più. Nel caso di eventi come il WMF un bel po’ di visibilità in più. Se poi si è un omone grande e grosso con una lunga da barba da saggio, beh, un sacco di visibilità in più.

Molti colleghi si lamentano però del fatto che, pur essendo invitati a eventi nei quali il pubblico paga per partecipare, non sia previsto un compenso per gli speaker. Ovviamente questo punto di vista è inappuntabile: da un punto di vista puramente economico limitato al breve termine, chi te lo fa fare? Io, però, non la penso così, anzi.

Prima di tutto, voglio chiarire che non è affatto obbligatorio partecipare a un evento come relatore. Se ti contattano gli organizzatori e ti offrono delle condizioni che a tuo avviso non sono vantaggiose, beh, puoi pur sempre rifiutare: non ti stanno eleggendo come Papa, né come Presidente del Consiglio. Insomma, puoi sottrarti senza fare alcuno scandalo. Se invece accetti, dal mio punto di vista non puoi che sotterrare qualsiasi lagnanza: lamentarsi dopo aver partecipato, infatti, è una pratica eticamente poco corretta. Non lo credi anche tu?

Devo ammettere che io guardo agli eventi da una doppia prospettiva: in passato ne ho infatti organizzati alcuni, e so bene quali possano essere i costi da affrontare. So altrettanto bene che di solito, tranne rari casi di eventi molto grandi, non si diventa ricchi dopo averne organizzato uno. Chiarito questo, se il semplice rimborso spese per te non è sufficiente, puoi declinare l’invito. Questo, del resto, non è nemmeno l’unico motivo valido per il quale qualcuno potrebbe decidere di declinare l’invito ad un evento. Quelle rare volte in cui ho declinato un invito come speaker, infatti, l’ho fatto perché avevo la forte sensazione che non avrei potuto dare un contributo rilevante all’evento (magari la tematica non era centrale per le mie attività), o perché il ritorno che ne avrei avuto non valeva l’investimento del mio tempo.

Partecipare come speaker a un evento, in ogni caso, può darti molti vantaggi. Vuoi sapere quali? Non posso che partire dal networking. Incontrare e conoscere colleghi può portarti a creare nuove collaborazioni e nuove sinergie, nonché a sviluppare nuovi progetti. A un evento, poi, non si partecipa nella sola veste di speaker: prima e dopo il proprio intervento, infatti, si ha la possibilità di ascoltare altri professionisti e di poter scegliere quelli che, secondo te, possono essere più in linea con il tuo modo di vedere le cose e con il tuo business.

Inoltre, parlare in pubblico ti fornisce la possibilità di farti ascoltare da decine, centinaia o anche migliaia di persone, le quali potrebbero trovare talmente interessante quello che hai detto da contattarti successivamente per richiederti un preventivo.

Ho parlato di preventivi? La cosa inizia quindi a farsi interessante, non trovi?

Di certo per fare lo speaker, per farlo bene e per godere di tutti i vantaggi che questo ruolo comporta, è necessario essere intraprendenti, nonché essere predisposti alle pubbliche relazioni. Non è tutto qui: prima di salire sul palco è infatti necessario aver preparato un intervento capace di suscitare l’interesse del pubblico, di stimolare la loro curiosità. Insomma, senza uno speech di valore non si va da nessuna parte: in questo malaugurato caso, in assenza di un buon intervento, nemmeno il più grande degli eventi potrà fare miracoli per il tuo business.

Ma come puoi capire se un tuo speech è andato bene? Quali fattori possono rivelarti se hai speso bene il tuo tempo? Personalmente utilizzo alcune metriche precise per capire se un evento a cui ho partecipato come speaker è stato per me vantaggioso in termini di business. Voi conoscerle anche tu per valutare i tuoi futuri interventi in pubblico? Bene, eccoli qui, dal meno significativo al più rilevante:

1) Il numero di domande o di strette di mano/complimenti a fine speech

Questa metrica è quella meno interessante, poiché da sola, di per sé, ha poco valore. Certo, fa piacere ricevere complimenti, fa bene soprattutto allo spirito. Per il business, però, quello che conta davvero è altro.

2) Il numero di tweet, condivisioni, menzioni, etc. sui social network

Più importanti delle strette di mano sono le condivisioni e le menzioni nell’universo dei social network. Anche in questo caso, però, l’importanza è relativa: ricevere visibilità sui social è ottimo, ma potrebbe circoscriversi a quello specifico momento, e non portare a nulla di effettivamente buono per la propria attività.

3) Il numero di biglietti da visita dati dopo essere sceso dal palco

Qui iniziamo a fare sul serio. Se ti chiedono un biglietto da visita, molto probabilmente hai fatto centro. Hai suscitato interesse a tal punto che hanno pensato di contattarti. Quella persona non si è limitata a fare un tweet sul tuo intervento, no, si è alzata, ti ha cercato in mezzo alla folla, si è presentata e ha fatto un passo importante, domandandoti un biglietto da visita. Ottimo, no? Ecco, non voglio distruggere i tuoi sogni di gloria ma, non è detto però che poi queste persone ti scriveranno sul serio. Si tratta dunque di una metrica molto più significativa delle precedente, ma non è ancora davvero determinante. È comunque un buon inizio.

4) Il numero di email ricevute nei giorni seguenti

Ecco, quando ricevi una email da parte di qualcuno che ti ha ascoltato e che si è preso la briga di scriverti vuol dire che alla base c’è una forte motivazione nello scegliere te. A volte, però, mi è capitato di ricevere richieste davvero sconclusionate e campate per aria, che non potevano portare nulla di buono per la mia attività. Quindi aspetta a firmare l’assegno per la nuova auto, e leggi attentamente il contenuto della email.

5) Il numero di contratti chiusi

Ecco qui, questa è davvero la metrica fondamentale, quella che più delle altre ci può dire davvero se un intervento è stato efficace, e se dunque il nostro tempo è stato investito saggiamente. Cosa aggiungere per questo punto? Obiettivo raggiunto!

Prima di partecipare a un evento è impossibile sapere come andrà. È un investimento il cui successo, dal mio punto di vista, dipende solo da me. Di solito, quindi, accetto la sfida e faccio di tutto perché vada alla grande: preparo un intervento capace di stimolare il pubblico e di catturare la sua attenzione, ma non solo. Non si riduce infatti tutto al solo intervento: prima e dopo bisogna infatti mettersi nel giusto mindset per interagire con gli altri professionisti in modo costruttivo, nonché per intrattenere e incuriosire nuovi potenziali clienti.

E tu, come ti prepari prima di partecipare ad un evento? E soprattutto, quali metriche utilizzi per valutare il suo successo?

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